Il teatro degli orrori
È il nome della rock band veneta, il cui nome vorrebbe ispirarsi all’opera “Il teatro e il suo doppio†di Antonin Artaud, opera che orientò lo stesso autore a concretizzare le teorie sul “Teatro della Crudeltà â€. Proprio da quest’ultimo concetto la band ha creato la propria ambizione sul progetto musicale. Suonare della musica potente ma intrigante, violenta ma dai contenuti romantici, ignorante ma colta e dove ogni spettacolo diventerà una sorta di avvenimento nel quale lo spettatore sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. Per chiarire queste immagini, abbiamo intervistato Pierpaolo Capovilla, cantante della band.
Il “Teatro della Crudeltà †apparteneva al XX secolo. Quale messaggio vuole trasmetterci il “Teatro degli Orrori†nell’attuale contesto socio-culturale?
Vorremmo un messaggio chiaro e genuino di autenticità . Siamo lontani, culturalmente e biograficamente, dallo star system, e ciò che mettiamo in scena è la nostra vita. Il palcoscenico diventa in questo modo, e paradossalmente, più vero del vero. Ogni nostro spettacolo non è solo rappresentazione, ma è la vita. Ed è quando torno a casa, davanti alla tivu, in ufficio o in fabbrica, che crepo lentamente, ucciso dalla routine di un esistenza priva di significato.
“Ken Saro Wiwa è morto! Evviva Ken Saro Wiwa!’’ Questo è il grido contenuto nel vostro ultimo singolo “A sangue freddoâ€, brano che offre il titolo al vostro ultimo album. Perché lui?
Saro Wiwa è un vero eroe dei nostri tempi. La sua biografia lo rende molto vicino a noi, che abitiamo il primo mondo. Ken Saro Wiwa fu poeta, drammaturgo, autore televisivo, financo imprenditore di successo, alla fine fu attivista politico. Combatté non soltanto per le sue genti, ma per il rispetto dell’ambiente. Ecco: l’ambiente. Il vero problema del momento: i limiti dello sviluppo, un’etica industriale. Chi meglio di Saro Wiwa poteva narrarci le terribili ingiustizie di questo momento storico.
“La terra, è l’inferno, la prigione costruita con un’intelligenza superiore, in modo ch’io non possa fare un passo senza urtare la felicità altrui, e che gli altri non possano essere felici senza farmi soffrire.†Se e in che modo ti rispecchi in questa citazione tratta dal romanzo “Inferno†di August Strinderg?
È una citazione davvero dolorosa. Ma voglio dirti una cosa: per quanto dalle nostre canzoni emerga indubbiamente tanta disperazione, io sono fiducioso nel mutamento sociale. Veniamo al mondo per cambiarlo, non per lasciarlo così com’è.
Nei tuoi testi si parla anche d’amore, un amore in senso assoluto. Amore per la vita, per il rock e perfino per le donne. Ma quanto manca l’amore a Pierpaolo?
Non è mai abbastanza. Vivo comunque una vita felice e serena con la mia compagna, una donna straordinaria e generosa, che sempre mi aiuta e mi sostiene.
Insieme a pochi altri casi rari in Italia, mi sembra di non scorgere limiti sulle vostre scelte musicali e di liriche. Create esattamente quel tipo di musica che potrebbe davvero cominciare a far riflettere. Quali le conseguenze? Mi auguro che in Italia si ricominci ad ascoltare musica dotata di contenuto. Spero altresì nella morte della canzonetta ipocrita del music control. Soltanto la poesia ci salverà da quell’inferno citato prima.






